L'Intervista - Vice Campioni Italiani 2018

Giovedì, 22 Marzo 2018

Mai e dico mai fare domande per iscritto a dei giovani in età scolare. Si corre il rischio di ricevere risposte su foglio protocollo in 4 colonne, con il timbro della scuola d’appartenenza.

Non perdo tempo in inutili chiacchiere: non sono necessarie presentazioni, spiegazioni o quisquilie varie.

Bastano due nomi : Riccardo Manenti ed Andrea Reginato!

 

Buongiorno miei graditissimi ospiti, potete spiegare al nostro vasto pubblico, chi siete, cosa avete vinto e per quale motivo dovrebbero proseguire nella lettura di questa intervista?

R.M.: Salve a tutti sono Riccardo Manenti, campione sardo 2017 e vicecampione italiano under 18 2018. Sarebbe carino leggere questa intervista se si vuole scoprire qualcosa di più su di noi, e sulla nostra sventurata trasferta nella penisola.

A.R.: Ciao a tutti sono Andrea Reginato ho 17 anni e dal 2015 ad oggi ho vinto 6 titoli regionali (1 DM, 3 SM e 2 DMX) oltre che tre secondi posti nelle competizioni nazionali della mia categoria under (2 DMX 1 DM).

Continuando nella lettura di quest'intervista scoprirete qualcosa di più su di noi, e sentirete le nostre sensazioni e la bizzarra storia della trasferta a Faenza per i Campionati Italiani Under Indoor.

Faenza, 4 marzo 2018. Raccontaci il torneo che vi ha fatto arrivare ad un passo da un grande titolo.
Vi prego, date le responsabilità della sconfitta al compagno!

R.M.: Cagliari, venerdì 2 marzo 2018, giorno della partenza. Mi sveglio con calma sapendo che saremmo saliti sull’aereo nel primo pomeriggio, e la prima cosa che faccio è prendere il telefono, notando un messaggio: “il volo da Cagliari a Bologna delle 12:15 è stato annullato”. A primo impatto l’ho presa malissimo. Ero già pronto a raccontare l’accaduto a tutti quelli che, vedendomi il giorno dopo al Lido, mi avessero chiesto “ma tu non dovevi andare agli italiani?”. Dopo una brevissima riunione sul gruppo whatsapp, decidiamo di fiondarci comunque in aeroporto per provare a comprare nuovi biglietti last minute per qualche destinazione ignota. Arriviamo nel luogo non troppi felici ed iniziamo a cercare. Siamo rimasti per qualche oretta a vagare per il terminal finché non troviamo un volo che sarebbe partito la sera stessa, destinazione Milano. C’era però un problema. L’aereo era la sera tardi, verso le 11 e non c’erano treni disponibili per portarci a Bologna. Soluzione? Dormiamo la sera a Milano e prendiamo il treno sabato alle 5 di mattina. Tutto sembrava risolto, “arriveremo un po’ stanchi al torneo, ma almeno ci arriviamo” pensavamo. Ci svegliamo nella nevosa Milano e ci rechiamo alla stazione. Treno in ritardo. Sara (mia sorella) e Anna Olla rischiavano di non arrivare in tempo, dato che avrebbero dovuto giocare per prime. Per fortuna l’organizzazione è stata clemente nei confronti di noi poveri isolani, che per raggiungere una meta apparentemente vicina devono soffrire le pene dell’inferno, e Sara ed Anna sono riuscite a giocare. Il nostro torneo inizia sabato pomeriggio (dm) e superiamo abbastanza agevolmente le prime tre coppie, battendole alla meglio di un unico ed insidiosissimo set a sei game. Terminata la giornata, torniamo al nostro albergo e finalmente ci riposiamo come si deve. La domenica mattina iniziano i quarti (finalmente partite a 9) e con neanche troppa fatica superiamo gli avversari. Abbiamo gestito bene anche la semi, portandola a casa con un parziale di 8-0! Finalmente eravamo arrivati alla finale, personalmente non ci credevo, due sconosciuti che arrivano in finale ad un campionato italiano subendo 10 game in cinque partite, incredibile. Entriamo in campo quasi a ruota, adrenalina a mille. Partita tirata ma noi sempre uno o due game sopra, scambi bellissimi, tuffi, scivolate, recuperi incredibili… fino a che ad un certo punto ci ritroviamo 8-7 15-40 sopra. Tutto si ferma. Sentivo già mio padre e gli accompagnatori esultare, e vedevo Cri, Poli, Cippo e Albe seduti a fissare il vuoto in cabina dopo la notizia della nostra vittoria, l’errore forse è stato anche questo. Gli avversari non mollano e riconquistano il game, è tiebreak. Ci prendiamo un momento per realizzare quello che era appena successo, ma non ci buttiamo giù e riprendiamo a giocare. Anche il tiebreak abbastanza tirato, ma noi sempre un passo avanti, arriviamo 6-5 sopra, io al servizio. Stessa sensazione di prima, ma cerco di non pensarci e tiro. Scambio lungo che non riusciamo a chiudere. Neanche un attimo e ci ritroviamo 7-6 sotto, oltretutto servizio loro. Sono stati più furbi di noi, appena ricevuta la possibilità hanno portato a casa il titolo, Andre cade a terra, io cerco di rimanere tranquillo. La prima cosa che ho pensato è stata “com’è possibile che non ho avuto una botta di fortuna in quattro match point?” Bastava un nastro, una stecca in campo, una riga spizzicata e il titolo sarebbe stato nostro. Vabbè… comunque un ottimo risultato. Finito il torneo e terminate le premiazioni, ci rechiamo distrutti a Livorno dove ci attendeva la nave per rientrare, o almeno lì credevamo di stare andando. Sbagliamo strada e ci ritroviamo 100 km più a sud, ad Arezzo. Non c’era più tempo per tornare indietro, ormai la nave era andata. La nostra “vacanza” si conclude in un “lussuosissimo” hotel di Livorno (vi lascio solo immaginare) ed una nave in ritardo di un giorno, seguita da tre orette di macchina percorrendo la Sardegna.

Vorrei precisare che tutti i nostri match point (tranne un nastro preso dagli avversari) sono stati sbagliati da Andrea…ed io non ho tenuto un servizio!!! Ma a parte gli scherzi si vince e si perde in due, abbiamo giocato al di là delle nostre aspettative, me ne sono andato sicuramente amareggiato ma allo stesso tempo soddisfatto.

A.R.: Possiamo definirlo un viaggio della speranza.

Poche ore prima della partenza riceviamo la notizia che il nostro volo era stato cancellato...la causa?  A Bologna era terminato il prodotto per sciogliere il ghiaccio su pista (no comment).

Decidiamo di partire comunque, e la sera stessa saliamo su un volo per Milano, ben distante dalla sede dei campionati italiani.

Arriviamo la notte tardi, dormiamo nella innevata città e la mattina dopo ci alziamo alle 4 e 30 per prendere il treno in direzione Bologna alle 5.

Arriviamo a Bologna con più di mezz'ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia.

Anna e Sara dovevano disputare a Forlimpopoli la prima partita della giornata, e per fortuna la clemenza degli organizzatori ha fatto sì che la disputassero nonostante il ritardo non indifferente.

Le gare di doppio maschile e misto si disputavano invece in sede separata, a Faenza.

Io e Riccardo superiamo agevolmente le prime partite le quali essendo a 6 game potevano risultare ostiche ed approdiamo ai quarti. In serata raggiungo i quarti anche nel misto in coppia con la mia compagna toscana Giulia Gianni.

A fine giornata eravamo tutti distrutti e ci concediamo un po di riposo nella Spa dell' albergo. Poi cena e a letto presto per essere pronti ai quarti del giorno dopo.

Mi ritrovo a giocare quattro partite consecutive: le prime due del dmx che con grande sorpresa hanno esito positivo. Sulle ali dell'entusiasmo per la finale raggiunta nel misto, vado a giocare il doppio maschile.

Io ed il mio socio disputiamo due partite praticamente perfette per intensità, costanza e solidità, ed approdiamo con due vittorie abbastanza nette in finale.

La prima finale è proprio quella del maschile. La partita sembra girare favorevole conduciamo per tutto il set ma non riuscendo mai a chiudere il match, nonostante i tre match point sull' 8 7 sopra. Arriviamo al tie break dove ci portiamo sul 5 1 sopra ma anche in questo caso ci facciamo raggiungere sul 5 pari.

Altro match point sul 6 5 sopra ma neanche stavolta riusciamo a chiudere.

In un attimo ci ritroviamo 7 6 sotto. Servizio su di me, risposta a pallonetto l avversario salta allunga il braccio e liscia clamorosamente la pallina, che però esce.

Tra l incredulità nostra del pubblico e degli avversari avevamo perso. Cado a terra incredulo…non ci credevo, avevo già pregustato la vittoria durante tutti match point immaginando i festeggiamenti post partita, la felicità dei nostri tifosi a Cagliari e le facce di cippo Cristian polidetti e nessi.

Nessun rimorso per le scelte e le giocate fatte in finale, penso di aver fatto quello che dovevo fare.

Solo molta rabbia per il monofallo sul 7 5 40 pari e per la clamorosa spinta sotto la rete sbagliata sul 5 3 al tie break.

Provato dai postumi della sconfitta entro in campo poco dopo per la finale del misto, uscendo sconfitto anche da quella.

Ero quasi inconsolabile, nonostante le parole di conforto di compagni amici e genitori, non riuscivo a credere a quello che era successo.

Inizia il viaggio di ritorno... la meta era Livorno dove ci aspettava una nave che la mattina seguente avrebbe attraccato ad Olbia. Sembrerebbe tutto tranquillo (a parte il nostro umore), ma dopo aver viaggiato per oltre 100 km fuori strada, ci accorgiamo dell' errore e non riusciamo a tornare in tempo per prendere la nave.

Notte a Livorno gita a Pisa il giorno seguente e la sera presa una nave per Olbia.

Giunti in Sardegna altre 3 ore di macchina per arrivare a Cagliari.

Esperienza che ci ha permesso di metterci in luce nella penisola ma, per quanto mi riguarda , tutto ciò che di buono abbiamo fatto è cancellato dall' incredibile maniera in cui ci è sfuggito dalle mani il tanto desiderato titolo. E chissà... magari con un titolo in tasca e tutto un altro umore sarebbe arrivato anche il secondo scudetto.

Per quanto riguarda il mio socio nessuna particolare colpa nel tie break.

Certo...se non avesse perso tutti i servizi durante il set non ci saremmo mai arrivati.

Ed il misto, com’è andato? Da bravi gentlemen, scaricate tutte le responsabilità sulle ragazze?

R.M.: Anche nel misto (in coppia con Paola Spinazzola, che saluto) abbiamo avuto un paio di match point, due se non erro. La mia socia aveva appena giocato il femminile in un’altra sede, con sabbia e luci completamente diverse e ha trovato difficoltà ad ambientarsi. Andando avanti con la partita abbiamo carburato anche se nè noi nè gli avversari abbiamo giocato al 100% delle nostre potenzialità; azzarderei nemmeno al 50! L’unico rimorso sta nel non aver chiuso la partita sul 40-30 6-5 noi forse con un po’ troppa superficialità.

A.R.: Nel misto una finale inaspettata dato che io e la mia compagna ci siamo visti per la prima volta il giorno del torneo.

Per quanto riguarda la finale la mia socia non ho sicuramente giocato una delle sue migliori partite. Tuttavia gran parte delle colpe va a me. Non tanto per la qualità del gioco espressa ma per la completa assenza psicologica in campo dovuta alla clamorosa sconfitta nel maschile di pochi minuti prima.

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